Nel presente blog verranno riportate le varie ricorrenze e gli onomastici ed i compleanni degli amici!
domenica 22 febbraio 2026
22 FEBBRAIO - SAN ANASTASIO IL PERSIANO
Patrono di Agugliano
Patrono di Agugliano.
SAN ANASTASIO IL PERSIANO
Nascita ?
Morte 22 gennaio 628
Venerato da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse
Ricorrenza 22 gennaio
Patrono di Semproniano, Agugliano e Monterosi
Manuale
Sant'Anastasio, detto il Persiano (Razech, ... – Resafa, 22 gennaio 628), è stato un monaco cristiano persiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese ortodosse.
Biografia
Anastasio nacque in Persia con il nome di Magundat. Suo padre Han l'aveva educato ai riti della religione mazdea.
Da adulto, Magundat faceva parte dell'esercito persiano. Nel 614 il re dei re di Persia, Cosroe II, si impadronì di Gerusalemme. Dalla città santa trasportò la Vera Croce di Gesù Cristo in Persia.
Anastasio, incuriosito dalla reliquia, volle conoscere i fondamenti della religione cristiana.
Ne rimase affascinato e volle abbracciare la fede cristiana. Si recò quindi a Gerusalemme per confermare la propria scelta religiosa e qui ricevette il battesimo assumendo il nome di Anastasio («Il risorto»).
Trascorse sette anni di vita monastica, al termine dei quali si recò a Cesarea marittima. I persiani, che a quel tempo dominavano la zona, lo imprigionarono in quanto cristiano e lo portarono a Sergiopoli, dove subì il martirio per decapitazione
sabato 21 febbraio 2026
21 FEBBRAIO - MEMORIE SENZA TEMPO - CAMPO DELLA MOSTRA
La piazza , ora, è dedicata all'anarchico Malatesta che guidò la settimana rossa in Ancona e che abitò in alcune case che davano su di questa piazza.
Il nome , antico, Campo della Mostra, è quello che viene dalla tradizione popolare, in antico fiera del bestiame.
A voi le foto attuali, che non rendono onore alla piazza di una volta!!!!
venerdì 20 febbraio 2026
20 FEBBRAIO - MARCHIGIANO FUORI SEDE - CANNELLA
IL MARCHIGIANO FUORI SEDE
Modo di dire per indicare il rubinetto
Si trova anche nella versione: cannela.
20 FEBBRAIO - MEMORIE SENZA TEMPO - IL PORTO DORICO
Questa volta il porto.
Ci sono alcuni angoli molto simpatici, altri celebrativi.


Questa è una vecchia portella che dava accesso ai moli del porto.
Questa è la casa del Capitano del Porto, ne esiste una simile anche a Genova, ingolfata e circondata dalle varei sopraelevate.
Quando le targhe si scrivevano 'in piedi'!!

Arco di Traiano, un gioiello!
Le mura medievali del porto.
Panorama col colle Guasco ed il Duomo.
Altro arco di accesso al porto.
Per le altre foto, ci sarà sempre posto su di un prossimo post! giovedì 19 febbraio 2026
19 FEBBRAIO - GIOCO DELL'OCA - LEGENDA PARTE SECONDA
mercoledì 18 febbraio 2026
18 FEBBRAIO - GIOCO DELL'OCA - LEGENDA PARTE PRIMA
martedì 17 febbraio 2026
17 FEBBRAIO - GIOCO DELL'OCA - CASELLA FINALE
lunedì 16 febbraio 2026
16 FEBBRAIO - AUGURI GIULIANA
16 FEBBRAIO - SANTA GIULIANA
AUGURI A GIULIANA!
Santa Giuliana di Nicomedia Vergine e martire
Nacque intorno al 285 a Nicomedia, oggi Izmit, in Turchia. Nella sua famiglia d'origine era l'unica cristiana. Suo padre in particolare era un seguace zelante delle divinità pagane. All'età di nove anni, sarebbe stata promessa in sposa al prefetto della città, un pagano di nome Eleusio. Secondo gli accordi raggiunti dalle due famiglie, le nozze si sarebbero celebrate quando Giuliana avesse compiuto 18 anni. Ma quel giorno la giovane disse che avrebbe accettato solo se Eleusio si fosse fatto battezzare. Venne quindi denunciata dallo stesso fidanzato come cristiana praticante. Imprigionata, non tornò sulla sua decisione neppure dopo la condanna a morte. Venne quindi decapitata verso il 305, al tempo di Massimiano. L'iconografia la rappresenta spesso insieme ad un diavolo che la tormenta, ma non mancano le raffigurazioni delle torture da lei subite in vita, come l'essere appesa per i capelli o tormentata con il fuoco. (Avvenire)
Etimologia: Giuliana = appartenente alla 'gens Julia', illustre famiglia romana, dal latino
Emblema: Palma
domenica 15 febbraio 2026
15 FEBBRAIO 2020 - AUGURI GIUSY
sabato 14 febbraio 2026
14 FEBBRAIO - CADUTI DI PORTA ROMANA
14 FEBBRAIO 1916 - PRIMA GUERRA MONDIALE
Monumento ai Caduti di Porta Romana
Monumento a ricordo del bombardamento Austro-Ungarico su Milano effettuato il 14 febbraio 1916
Siamo in Via Tiraboschi
venerdì 13 febbraio 2026
13 FEBBRAIO - MEMORIE SENZA TEMPO - LIONI
DAL WEB
Lioni, il nome, le origini
Chi apre la pagina di Wikipedia dedicata a Lioni e prova a leggere le notizie storiche si trova di fronte a un polpettone di luoghi comuni riciclati, di varie inesattezze e qualche (rara) informazione vera, il tutto messo sullo stesso piano con la formula: «Alcuni dicono..., altri invece...».
Primo luogo comune: la leggenda di Ferentino. La teoria secondo la quale nell’ alta valle dell’ Ofanto ci sarebbe stata una città sannita con questo nome, ripetutamente attaccata dai romani e infine distrutta durante la terza guerra sannitica, è un’invenzione dell’abate Santoli (Rocca S. Felice, seconda metà del ‘700) e del canonico Della Vecchia (Nusco, prima metà dell’800). Il Ferentinum di cui parla Tito Livio era in realtà Forentum, che si trovava nei pressi di Lavello.
Secondo luogo comune: i lionesi sarebbero i discendenti dei Liguri arrivati nell’alto Ofanto nel 180 a. C. Anche questa è una favola messa in giro da Della Vecchia. In realtà da noi i Liguri non ci sono mai stati. E’ vero che un considerevole numero di Liguri Apuani furono forzatamente trasferiti nei cosiddetti Campi Taurasini. Ma i Campi Taurasini si trovavano tra Benevento e Lucera. Quanto allo scioglilingua «Liguri-Liuri-Liuni-Lioni», è un’offesa all’intelligenza di chi legge.
Terzo luogo comune: di Lioni si parlerebbe in un documento longobardo dell’anno 837, con il quale veniva donata al monastero di S. Sofia di Benevento un’azienda agricola «in Leoni». Ma questo Leoni non era Lioni: era una località tra Apice e Calvi. Qui devo correggere anche un mio errore. In un articolo di alcuni anni fa ho scritto che Leoni si trovava in Molise. Invece l’edizione critica del Chronicon S. Sophiae curata da Jean-Marie Martin[i] dimostra senza possibilità di dubbio che mi sbagliavo.
* * *
Al contrario di quello che si pensa, l’origine di Lioni è abbastanza ben documentata. Possiamo ricostruirla attraverso le notizie che Francesco Scandone recuperò dai Registri Angioini prima che andassero distrutti durante un bombardamento nel 1943. Queste notizie[ii] si riferiscono ad una serie di reclami che tra il 1289 e il 1306 i feudatari di Oppido inviarono al re Carlo II «lo Zoppo», per protestare contro i loro colleghi di S. Angelo. Costoro avevano disposto una serie di agevolazioni per chi avesse voluto andare a coltivare le terre sulla riva sinistra dell’ Ofanto. La cosa aveva fatto presa sui contadini di Oppido, molti dei quali effettivamente lasciavano i campi verso la montagna e si trasferivano dall’ altra parte del fiume.
Al tempo di cui parliamo tutta la parte dell’ attuale territorio lionese che sta tra l’ Ofanto e la montagna rientrava nel feudo di Oppido; l’ altra parte, quella sulla sponda sinistra, compresa l’ area del centro urbano, apparteneva invece a S. Angelo. Signori di Oppido erano da diverse generazioni i Frainella, nome latinizzato di una famiglia di origine normanna che nel suo paese si chiamava Fraisnel . All’ arrivo degli Angioini, nel 1266, i Frainella erano passati subito dalla parte dei nuovi padroni ed avevano conservato il titolo e i beni. Non così il feudatario di S. Angelo, che era rimasto fedele alla dinastia sveva ed era stato destituito. A partire dalla metà degli anni ottanta come signore di S. Angelo troviamo un certo Gerardo Divort un personaggio che Giustino Fortunato definisce «un provenzale arrogante» per via dei soprusi che era solito commettere nella zona di Rionero, dove amministrava le foreste demaniali . Divort, deciso a ricavare il massimo utile dalle sue nuove terre nella valle dell’ Ofanto, non si faceva scrupolo di sottrarre braccia al feudo vicino.
Nei secoli centrali del Medioevo la messa a coltura di terreni marginali e la costruzione di nuovi villaggi rurali erano operazioni abbastanza frequenti . Queste iniziative di solito venivano promosse dai signori stessi, ai quali un aumento del numero dei coloni sul proprio feudo fruttava maggiori entrate sotto forma di censi, canoni, tributi. Altre volte il popolamento di un’ area scarsamente abitata serviva a controllare meglio il territorio, per esempio garantendo la sicurezza di una strada, sorvegliando un confine, difendendo una regione dai briganti. Chi accettava di andare a stabilirsi nei nuovi insediamenti beneficiava di uno stato giuridico particolare: pagava meno tasse – almeno per i primi anni – ; godeva di una serie di franchigie; riceveva un lotto per farsi la casa e, a volte, anche un pezzo di terra da coltivare in proprio.
Sulla sponda santangiolese dell’ Ofanto c’era un posto chiamato Li Liuni («qui vulgariter nuncupatur Li Lyuni», dice un documento dell’anno 1300). Su Wikipedia è scritto che «probabilmente» il nome di Lioni deriva da quello del proprietario delle terre, Leone. Si tratta di pura invenzione e stupisce che questa cosa sia riportata nel Dizionario di toponomastica della UTET. Saggiamente Francesco Scandone annotava: «Il nome Liuni ... trae origine evidente da qualche antico monumento in cui devono essere effigiati dei leoni»[iii] . Effettivamente ancora agli inizi del Settecento all’ interno dell’ abitato di Lioni (la tradizione popolare dice: in cima al campanile) si potevano ammirare due magnifici leoni di pietra. Uno è quello, ora piuttosto malridotto, che si vede davanti al palazzo del municipio; l’ altro, come riferisce Roccopietro Colantuono, andò distrutto durante il terremoto del 1732 . Statue del tutto simili si possono vedere a Melfi, a Venosa, ad Ascoli Satriano. Si tratta di sculture funerarie provenienti da tombe romane di età imperiale. Di solito i Romani facoltosi che vivevano lontano dalle città si facevano costruire il monumento funebre nelle loro terre, in un luogo ben in vista. Alla tomba del padrone facevano corona le sepolture dei liberti e degli schiavi. Nelle campagne meridionali questo genere di sepolcreti era piuttosto diffuso. Nell’alta valle dell’ Ofanto ce n’ erano uno a Fontigliano , uno al Goleto , un altro a Monticchio dei Lombardi (la collina tra Rocca e il Quadrivio). Giuseppe Gargano, lo storico di Conza, riferisce che una coppia di leoni di travertino fu dissotterrata agli inizi del secolo scorso a Piano delle Briglie (la zona di Conza Nuova) .
L’ idea che al tempo dei romani la collina di Lioni venisse usata come luogo di sepoltura è avvalorata dalle due stele funerarie con l’ immagine delle persone sepolte che fino al terremoto del 1980 erano murate in due case del centro storico, in via Ricca e nel II vico Annunziata (una è stata recuperata e si trova ora nella mostra etnografica). Durante il Medioevo le tombe – come avvenne dappertutto – furono demolite per ricavarne pietre squadrate. I leoni, non essendo utilizzabili come materiale da costruzione, furono risparmiati e la loro presenza divenne un riferimento topografico. Nei documenti medievali Lioni è abitualmente indicato come «casale Leonum» o «de Leonibus», vale a dire «casale dei leoni».
* * *
I feudatari di Oppido reclamarono più volte. La prima protesta di cui abbiamo notizia fu inoltrata alla corte napoletana nel marzo del 1289 e recava la firma di Giacomo Frainella . Non sembra però che abbia prodotto effetti apprezzabili. In ogni caso Giacomo non ebbe più la possibilità di seguire la faccenda perchè in quello stesso anno partì per la guerra contro i ribelli siciliani (la famosa «Guerra dei Vespri») e fu subito fatto prigioniero. Dietro pagamento di un congruo riscatto venne liberato, ma la brutta avventura gli abbreviò la vita: infatti nel 1292 come signore di Oppido figura suo figlio Filippo .
In quello stesso periodo cambiava anche il titolare del feudo di S. Angelo. Alla fine del 1288, mentre Divort, sempre a causa della guerra, si trovava in Calabria, i santangiolesi erano insorti contro il suo castellano e lo avevano ucciso. Il feudatario aveva preteso che i responsabili della rivolta venissero puniti in modo esemplare. Naturalmente dopo questi fatti la permanenza di Divort a S. Angelo era divenuta inopportuna, e così nel 1292 il feudo venne assegnato a Goffredo di Joinville, un esponente dell’ aristocrazia militare vicina alla corona. Ma neppure Goffredo ebbe molto tempo da dedicare ai suoi possedimenti: presto dovette raggiungere anche lui il fronte siciliano e nel 1296 cadde in combattimento. L’amministrazione dei beni di famiglia restò allora nelle mani della vedova, Filippa de Beaumont. A giudicare dai ricordi che ha lasciato, Filippa era una donna molto energica: impedì alle suore del Goleto di utilizzare per gli animali del monastero i pascoli di Fiorentino riuscì a conservare il possesso del casale di S. Bartolomeo, che un precedente feudatario di S. Angelo aveva usurpato al suo collega di Morra; soprattutto proseguì nella politica degli incentivi per far crescere il casale di Lioni, incurante delle proteste dei Frainella.
Il feudo di Oppido era ormai in piena crisi. Un accertamento fiscale stabilì che esso ultimamente dava una rendita di non più di 5 once d’ oro l’anno mentre la rendita del feudo di S. Angelo veniva stimata in 50 once I contadini ottennero una riduzione delle tasse, ma l’ emigrazione verso Lioni non si arrestò .
Nel 1297 Filippo comunicò che Oppido rischiava di perdere tutti i suoi abitanti e sollecitò nuovi provvedimenti contro la Beaumont . Il re diede mandato al giustiziere di trovare una soluzione, ma la cosa come al solito non ebbe seguito, tanto che nel 1298 Filippo reclamava ancora . Strapparono invece un provvedimento a loro favore i lionesi, ai quali venne riconosciuto il diritto di portare le bestie al pascolo nei boschi di Oppido. Nel 1306 la comunità ottenne un nuovo alleggerimento delle tasse: evidentemente la situazione era peggiorata ancora.
Mentre Oppido sprofondava nella sua crisi, l’ insediamento sull’ altra sponda del fiume si consolidava e si ampliava. Nel primo decennio del nuovo secolo Lioni aveva già una sua parrocchia che versava le decime alla Santa Sede . Da un documento conservato negli archivi delle collettorie – oggi diremmo esattorie – vaticane apprendiamo infatti che tra il 1308 e il 1310 il «clerus casalis de Leonibus» corrispose la somma di 9 tarì: meno di Morra, che pagò 18 tarì e 5 grani; ma più di Torella, che non arrivò a 6 tarì[iv].
* * *
L’ unico manufatto dell’ epoca della fondazione del paese che sia arrivato fino a noi è il campanile della chiesa madre; solo la cella campanaria è stata ricostruita, e probabilmente modificata, verso la metà del Settecento.
Questo edificio ci trasmette una serie di informazioni assai interessanti. Sul prospetto nord si vedono chiaramente i resti di un muro tagliato e, tra i cinque e i sei metri di altezza, il segno della falda di un tetto inclinata verso via Diaz. Sulla stessa parete si interrrompe la continuità dello zoccolo che avvolge la base della torre. Ciò vuol dire che originariamente il campanile non era isolato, ma faceva corpo con la chiesa. Questa aveva un orientamento nord–sud, con la facciata rivolta verso la montagna. Il campanile era costruito in aderenza alla facciata, a sinistra del portale, e vi si accedeva non dalla strada, come oggi, ma dall’ interno della chiesa La cosa aveva una sua logica. La torre non era stata progettata solo per accogliere le campane, ma anche per servire, all’ occorrenza, come opera di difesa (lo conferma la presenza delle feritoie nei muri). Infatti, quando non c’ era un castello a proteggere il villaggio, in caso di attacco le donne e i bambini si radunavano in chiesa, confidando nella sacralità del luogo e nella solidità dell’ edificio . La torre campanaria di Lioni era collocata precisamente a difesa della porta della chiesa.
La struttura del campanile lionese imita quella del donjon, la caratteristica torre di difesa introdotta in Italia dai Normanni. Il donjon costituiva l’ ultima ridotta di un sistema difensivo nel caso in cui gli attaccanti fossero riusciti a superare le barriere esterne. Consisteva in un robusto edificio a pianta circolare o quadrata, sviluppato su tre o quattro livelli. Nelle fondazioni era ricavata una cisterna, che veniva alimentata con acqua piovana. Il pianoterra, privo di aperture verso l’ esterno, era adibito a magazzino per le provviste e per le armi. I piani superiori – ai quali si accedeva mediante un ponte levatoio o una scala in legno che poteva essere ritirata dall’ alto – erano attrezzati in modo da permettere ad un certo numero di persone di resistere per qualche tempo, in attesa dei rinforzi. Le aperture per la luce e l’ aria erano sempre molto strette. Il tetto, di solito, era praticabile ed era circondato da parapetti o da merlature. Sono dei tipici donjon i torrioni dei castelli di S. Angelo, di Rocca, di Montella; ricalca il modello del donjon la torre Febronia del monastero di S. Guglielmo.
* * *
In che periodo fu edificato il campanile di Lioni? Su questo punto non abbiamo notizie documentarie. L’ analogia con i donjon normanni suggerirebbe di collocare l’ epoca della costruzione nel XII secolo. C’ è però un elemento architettonico che impone una datazione diversa, più recente. Si tratta delle feritoie. Le feritoie della nostra torre campanaria sono di un tipo particolare: sono più strette di quelle delle fortificazioni normanno-sveve; hanno i bordi in pietra di taglio; presentano nella parte inferiore un occhiello, sagomato in modo da permettere all’ arciere o al balestriere di battere anche le zone morte alla base dei muri. Con lo stesso disegno e la stessa tecnica sono realizzate le feritoie che si vedono nei torrioni dei castelli di Melfi e di Lucera. Di questi si conosce con precisione la data di costruzione. Il castello di Melfi continua a portare il nome di Federico II, ma in realtà fu interamente rifatto tra il 1277 e il 1284 . Quanto alla fortezza di Lucera, la sua ristrutturazione, disposta anch’ essa da re Carlo I d’ Angiò, fu ultimata nel 1283.
Le feritoie del campanile lionese sono dunque quelle in uso nell’ architettura militare angioina nell’ ultimo trentennio del XIII secolo. Sulla base di questo dato possiamo ragionevolmente ritenere che esso sia stato costruito – insieme alla chiesa – verso la fine del Duecento o, al più tardi, agli inizi del Trecento: praticamente nel periodo in cui il casale dei Leoni vedeva aumentare la sua consistenza demografica per via della fuga dei contadini da Oppido.
Durante i lavori di restauro fatti negli anni novanta del secolo scorso, ai piedi del campanile e sotto il sagrato sono stati trovati resti di sepolture. Di «ossa rinvenute nello spiazzo esistente davanti la Chiesa Madre e il Campanile» parla anche Roccopietro Colantuono. A che epoca risalgano esattamente queste deposizioni è difficile dire. Esse comunque testimoniano della continuità di una pratica che ha avuto origine sicuramente nel Medioevo. Infatti a partire dal VII-VIII secolo i defunti, che prima venivano portati fuori dai centri abitati, cominciarono ad essere inumati nelle cripte delle chiese o all’ esterno, a ridosso dei muri. I corpi venivano deposti in semplici fosse scavate nel terreno. Non sempre veniva impiegata una bara; in alternativa si usava rivestire internamente la fossa con sottili pareti in muratura. I personaggi importanti però non seguivano la sorte dei comuni mortali: le loro sepolture erano collocate all’ interno della chiesa oppure in cappelle a parte, fatte costruire da loro stessi.
La consuetudine di usare come cimiteri gli stessi luoghi di culto nasceva certamente da un atto di fede: essere seppelliti vicino alle reliquie dei santi, o comunque presso l’ altare, corroborava la speranza di salvezza Ma la cosa aveva anche un fine pratico: nei cimiteri era proibita ogni violenza, e questo creava intorno alla chiesa una sorta di spazio protetto che poteva tornare utile anche ai vivi
giovedì 12 febbraio 2026
mercoledì 11 febbraio 2026
11 FEBBRAIO - TEMPO DI AUGURI UGO
martedì 10 febbraio 2026
10 FEBBRAIO - FOIBE, GIORNATA DELLA MEMORIA
Oggi è la Giornata del Ricordo delle vittime delle Foibe e dell'esodo Giuliano-Dalmata. Tra il 1943 e il 1947 migliaia di italiani furono uccisi dalle truppe jugoslave e gettati nelle cavità carsiche, che nascosero per molti anni i loro corpi.
Ildorico ricorda che anche ad Ancona si stabilirono numerosi esuli dalle terre dalmate, Pirano, etc., e per molto tempo si sono riuniti, presso la Chiesa di San Francesco alle Scale , se non ricordo male, il giorno di Sant'Antonio Abate, per ricordare le loro origini.
ciaoooo
Iscrizioni:
"Tra queste mura trovarono primo asilo i fratelli di Istria fiume e Dalmazia, che abbandonarono le terre natie per voler restare liberei e Italiani a sessanta ani dall'esodo, in ricordo di questa pagina della storia di Ancona."
Il comune pose
10.02.1947 - 10.02.2007
Luogo di collocazione:
Atrio dell'ex caserma Villarey, attuale Facoltà di Economia "Giorgio Fuà" dell'Università Politecnica delle Marche.
lunedì 9 febbraio 2026
09 FEBBRAIO - AUGUSTO ELIA
Augusto Elia (Ancona, 4 settembre 1829 – Roma, 9 febbraio 1919) è stato un militare e politico italiano.
Biografia
Patriota, partecipò alla spedizione dei Mille durante il risorgimento.
Figlio di Antonio Elia, fucilato dagli austriaci nel 1849 durante la prima guerra di indipendenza italiana, a cui anche Augusto prese parte, cercando di difendere la città di Ancona. La vittoria delle forze straniere e la successiva riannessione della città nello Stato Pontificio costrinse Augusto alla fuga. Ma nel 1859 ritorna per combattere accanto a Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille del 1860.
In particolare, a Calatafimi, con un eroico gesto salva la vita al generale Garibaldi, riportando un grave ferita al volto.
Anni dopo, sempre a fianco di Garibaldi parteciperà anche alla battaglia di Mentana nel 1867 nel tentativo di strappare Roma al governo papalino.
Dal 1876 al 1897 è deputato del Regno d'Italia.
domenica 8 febbraio 2026
08 FEBBRAIO - MEMORIE SENZA TEMPO - CALITRI
MEMORIE SENZA TEMPO - CALITRI
DAL WEB
La presenza di nuclei sparsi è documentata nel territorio di Calitri dalla protostoria all’età del ferro. I recenti importantissimi ritrovamenti di sepolture in località Convento, attinenti alla cultura di “Oliveto-Cairano” - una facies particolare e omogenea della Fossakultur campana, attestata nel vasto territorio che si snoda tra le valli dell’Ofanto e del Sele - sono destinati a far rivedere alcune consolidate quanto infondate versioni sulla storia antica di questo paese che, è certo, diventa un vero e proprio insediamento urbano solo a partire dal XIII secolo.
L’esistenza del castello è documentata proprio nel XIII secolo: appartenente al demanio imperiale, fu sottoposto ad interventi di riparazione e adeguamento delle strutture difensive nell’ambito del programma federiciano di miglioramento dell’edilizia fortificata in Italia meridionale. Al momento dell’occupazione angioina il “Castrum Calitri“ era uno dei circa quaranta castelli agibili esistenti nel giustizierato del “Principato e Terra Beneventana“. Nel 1304 venne acquistato dai Gesualdo che ne detennero il possesso per oltre tre secoli e lo ampliarono con consistenti e ripetuti interventi di ristrutturazione, poi nel XVII secolo passò ai Ludovisi ed infine nel 1676 ai Mirelli proprietari del feudo fino al 1806.
La storia del castello è ineluttabilmente legata ai terremoti, in particolare quello del 1561 che fece crollare numerosi ambienti, ma soprattutto il sisma del 1694 dal quale fu completamente distrutto, tanto che i feudatari superstiti della famiglia Mirelli optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina, ricostruendo il palazzo più a valle. L’area fu pertanto oggetto dal XVIII secolo in poi di grosse trasformazioni urbane che interessarono anche il sottosuolo. Il palatium cinquecentesco che aveva incorporato i resti della roccaforte medievale, divenne un borgo con un tessuto edilizio densamente stratificato. Anche nel XX secolo gli eventi sismici causarono enormi danni alle strutture residue delle antiche fortificazioni. I dissesti determinati dal terremoto del 23 novembre 1980 e dal conseguente movimento franoso hanno, infatti, ulteriormente modificato la topografia e compromesso la stabilità dell’intera parte alta del centro storico, lasciando tuttavia identificabili i massicci muraglioni perimetrali a nord-ovest e a sud-ovest ed alcuni locali sotterranei successivamente adibiti a depositi e a cantine.
sabato 7 febbraio 2026
07 FEBBRAIO - UGO FOSCOLO - ALLA SERA
Ugo Foscolo, nato Niccolò Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Londra, 10 settembre 1827), è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano di origini greche, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del preromanticismo.
ALLA SERA
Forse perchè della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
4
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
8
Vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
11
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
14
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
07 FEBBRAIO - PER NON DIMENTICARE - CEE - TRATTATO DI ROMA
CEE: trattato di Roma, 25 marzo 1957
UE: trattato di Maastricht, 7 febbraio 1992
Scopo esercizio di parte della sovranità nazionale degli Stati membri in numerosi campi
Sedi istituzionali Greater coat of arms of the City of Brussels.svg Bruxelles:
Commissione europea
Consiglio dell'Unione europea
Parlamento europeo (sede secondaria)
Blason ville lu Luxembourg-ville.svg Lussemburgo:
Corte di giustizia dell'Unione europea
Tribunale dell'Unione europea
Segretariato generale del Parlamento europeo
Flag of Strasbourg.svg Strasburgo:
Parlamento europeo (sede principale)
venerdì 6 febbraio 2026
06 FEBBRAIO - UGO FOSCOLO - A ZACINTO
Ricorrenza della nascita del grande Ugo Foscolo
Ugo Foscolo, nato Niccolò Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 – Londra, 10 settembre 1827), è stato un poeta, scrittore e traduttore italiano di origini greche, uno dei principali letterati del neoclassicismo e del preromanticismo.
Cosa di meglio se non riportare la sua lirica più bella, per ricordarlo!
A Zacinto
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
giovedì 5 febbraio 2026
05 FEBBRAIO - AUGURI ROCCO
05 FEBBRAIO - GRAZIOSO BENINCASA
Grazioso Benincasa (Ancona, 1400 circa – ...) è stato un cartografo italiano.
Benincasa fu un navigatore ed un cartografo appartenente alla scuola cartografica anconitana, una delle più importanti del XV secolo. Elaborò negli anni tra il 1435 ed il 1445 uno studio delle coste mediterranee che ci è giunto incompleto.
Realizzò mappe delle coste occidentali dell'Africa occidentale e delle isole di Capo Verde.
Successivamente, tra il 1461 ed il 1482 redasse numerosi portolani ed atlanti e su alcuni di essi appaiono la leggendaria isola di Antilia ed altre mitiche isole. Gli sono attribuite almeno ventidue opere certe.
Il figlio Andrea seguì le orme paterne, proseguendone l'attività.
mercoledì 4 febbraio 2026
04 FEBBRAIO - MEMORIE SENZA TEMPO
Ma fu la scossa verificatasi tra il 4 febbraio 1972 che portò alla fuga da Ancona di migliaia di cittadini.
la scossa verificatasi nella notte tra il 3 ed il 4 febbraio 1972 alle ore 2:42 che portò alla fuga da Ancona di migliaia di cittadini. La scossa ebbe una durata approssimativa di 9 secondi e fu dell'8º grado della scala Mercalli e, secondo le prime notizie di agenzia, causò l’apertura di crepe nei muri delle case nei rioni più antichi di Capodimonte e San Pietro e la caduta di alcune suppellettili, senza danni alle persone. Fu preceduta di pochi secondi da un’onda marina gigantesca, dopo la quale fu notata una violenta agitazione del mare.
Il quadro degli effetti di questa scossa va completato, in modo cumulativo, dalle descrizioni dei danni delle scosse successive avvenute in quel 4 febbraio. In particolare, alle ore 9:19 vi fu una scossa di 7,5 gradi della scala Mercalli: crollarono soffitti, infissi e muri divisori nei quartieri di Capodimonte e di S. Pietro; furono riscontrati danni anche nel quartiere Pinocchio; molte parti pericolanti furono fatte demolire. In via Astagno crollò un fabbricato già in via di demolizione. Le segnalazioni di crolli e lesioni furono 150]. Una donna di 52 anni e un uomo anziano morirono per lo spavento e molte persone furono colte da malore. Grande panico anche nel carcere di Santa Palazia: molti detenuti furono trasferiti in altri istituti di pena. Diverse abitazioni crollarono. Non vi furono vittime per i crolli, perché le case erano state già abbandonate. Iniziò quindi una lunga serie di scosse telluriche che durarono fino al novembre successivo, anche più intense rispetto a quella iniziale. Dopo le scosse del 4 febbraio 3.500 Anconetani trascorsero la notte in 83 vagoni ferroviari, 600 su 36 autobus urbani. Il Ministero della Difesa inviò ad Ancona la nave della Marina Militare "Andrea Bafile" con attrezzature, materiali e rifornimenti vari. Anche l’esercito inviò uomini, ospedali da campo, tende di uso generale, materiali e generi vari.
Il 5 febbraio si susseguirono tre scosse forti, tutte del 7º grado della scala Mercalli: la prima alle ore 1:27 la seconda alle 7:08 e la terza alle 15:14. La scossa delle ore 1:27 causò danni diffusi e il crollo parziale di due celle nel carcere. Fu ordinata l’evacuazione degli ospedali. La scossa delle 7:08 non provocò danni rilevanti. Durante la scossa delle ore 15:14 molti videro oscillare il pinnacolo di marmo e mattoni della Chiesa del Sacramento. Il campanile di questa chiesa era stato riedificato dopo il crollo per il terremoto del 1930. Vi furono gravi danni che, in generale, interessarono soprattutto i vecchi fabbricati del centro storico e dei quartieri più poveri. Tra gli edifici maggiormente danneggiati vi fu il carcere, nella parte alta e antica della città: nella facciata posteriore, verso il Duomo, il muro di cinta crollò parzialmente. La galleria del Risorgimento venne chiusa a causa di una grossa fenditura apertasi nella volta. Crolli e lesioni avvennero anche nella zona di Pinocchio, in corso Garibaldi, in via Mazzini, in via San Pietro e in via Scosciacavalli. Gran parte degli abitanti lasciò la città per paura di nuove scosse. La scossa dell’1:34 del 6 febbraio fu del 7º grado della scala Mercalli e causò danni nella zona collinare del quartiere Pinocchio. Venne gravemente lesionato il tempio di San Michele Arcangelo; una villa vicina, "Villa Maria", crollò parzialmente; due moderni edifici, di complessivi 16 appartamenti, vennero lesionati. Secondo una dichiarazione del presidente del Consiglio Regionale, prof. Tulli, quasi tutte le scuole furono lesionate; nei giorni seguenti, quattro furono dichiarate inagibili, mentre altre diciassette, per poter essere riaperte, dovettero essere sottoposte ad interventi di restauro. Da un resoconto giornalistico del 6 febbraio si evince che 200 edifici nel centro storico ebbero gravi lesioni e oltre 50 furono giudicati inabitabili. Tra gli edifici danneggiati vi furono la prefettura, la questura, il tribunale e l’ospedale civile “Umberto I°. Moltissime case furono lesionate nei quartieri vecchi: i vigili del fuoco risposero a oltre 1500 richieste di intervento. I danni più gravi furono riscontrati, oltre che a San Pietro e a Capodimonte, anche nel quartiere Guasco. La parte moderna della città, edificata secondo i criteri costruttivi di seconda categoria sismica, non ebbe gravi danni. In seguito alla violenta replica sismica del 6 febbraio, una donna di 36 anni morì per lo spavento. In una corrispondenza giornalistica del 12 febbraio è documentato il numero dei senzatetto nella città: circa 12.000. In una corrispondenza giornalistica del 14 febbraio 1972 è documentato che, in seguito a 200 sopralluoghi, il numero degli edifici giudicati inagibili era salito a 75.
martedì 3 febbraio 2026
03 FEBBRAIO - SAN BIAGIO
San Biagio Vescovo e martire
3 febbraio - Memoria Facoltativa
† Sebaste, Armenia, ca. 316
Il martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della "pax" costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l'occidentale Costantino e l'orientale Licinio. Nell'VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio. Il suo nome è frequente nella toponomastica italiana - in provincia di Latina, Imperia, Treviso, Agrigento, Frosinone e Chieti - e di molte nazioni, a conferma della diffusione del culto. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A quell'atto risale il rito della "benedizione della gola", compiuto con due candele incrociate. (Avvenire)
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| Chiesa di San Biagio - Ancona |
Patronato: Malattie della gola
Etimologia: Biagio = bleso, balbuziente, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Candela, Palma, Pettine per lana
Martirologio Romano: San Biagio, vescovo e martire, che in quanto cristiano subì a Sivas nell’antica Armenia il martirio sotto l’imperatore Licini
lunedì 2 febbraio 2026
02 FEBBRAIO - BENVENUTO STRACCA
Benvenuto Stracca (Ancona, 1509 – Ancona, 1578) è stato un giurista ed economista italiano.
Il suo nome è noto per essere stato il primo a separare il diritto commerciale dal diritto civile; per questo motivo è considerato il fondatore del diritto commerciale. Lo Stracca amava riportare il detto Il mondo è patria comune a tutti, tratto dal filosofo del I secolo d.C. Gaio Musonio Rufo.
Fu avvocato in Ancona e ricoprì diverse importanti cariche pubbliche , tra cui quella di podestà di Ascoli Piceno .
Nel 1553 scrisse De Mercatura sive de Mercatore, che è l'opera che lo ha reso celebre. L'opera è divisa in otto parti, di cui sono molto importanti quelle relative al fallimento ed al diritto marittimo:
commercio in generale: definizione del concetto di mercante, distinzione tra mercatura ed artigianato;
i doveri dei mercanti: normativa statutaria, tenuta dei libri commerciali;
capacità necessarie per esercitare la mercatura: limitazioni generali e speciali alla capacità di agire, che incidono al momento dell'iscrizione alla matricula mercatorum;
cose che possono formare oggetto di mercatura: l'identificazione di esse avviene in negativis (mediante esclusione delle res extra commercium);
contratti mercantili: mandato, ipoteca, scommesse (queste ultime comprendono le assicurazioni o sponsiones);
commercio marittimo: questa parte, molto consistente, tratta del diritto marittimo (responsabilità del capitano, noleggio, libertà di navigazione, ecc.);
cessazione dell'attività mercatoria: per morte, per volontà del mercante, per sua interdizione penale, per fallimento;
procedure dei tribunali mercantili
Nel 1569 pubblicò il Tractatus de assecurationibus, dove, al fine di chiarire l'intricato argomento delle assicurazioni, commenta punto per punto una polizza-tipo dei mercanti anconitani dell'epoca, presa come modello.
A partire dal 1592 sotto il titolo di De mercatura decisiones et tractatus varii è stata anche pubblicata una raccolta di trattati, catalogata sotto il nome di Benvenuto Stracca dato che in essa figurano tre delle sue opere. Questo imponente complesso di scritti si apre con le Decisiones Rotae Genuae de mercatura, seguite dai trattati di Stracca e da altre ventisei opere di eminenti giuristi vissuti a partire dal Duecento.
02 FEBBRAIO – FESTA DELLA CANDELORA
FESTA DELLA CANDELORA
Presentazione di Gesù al Tempio
DAL WEB
Candelora è il nome con cui è popolarmente nota in italiano (ma nomi simili esistono anche in altre lingue) la festa della Presentazione di Gesù al Tempio (Lc 2,22-39), celebrata dalla Chiesa cattolica il 2 febbraio. Nella celebrazione liturgica si benedicono le candele, simbolo di Cristo «luce per illuminare le genti», come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
domenica 1 febbraio 2026
01 FEBBRAIO - AUGURI STEFANIA SENS.
sabato 31 gennaio 2026
31 GENNAIO - SAN GIOVANNI BOSCO
Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.
Patronato: Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno




























